domenica 9 settembre 2018

L'INDIMENTICABILE FESTIVAL DELL'AUTOBIOGRAFIA 2018


UNO SGUARDO AUTOBIOGRAFICO SUL FESTIVAL LUA-2018



di Giorgio Macario


 
‘Vivere e scrivere il tempo’ è una tematica che rimarrà a lungo impressa nella memoria degli oltre 200 partecipanti al Festival dell’Autobiografia 2018, e non solo.


Le migliaia di visualizzazioni sui social network che hanno preceduto di alcuni mesi l’evento realizzatosi -come gli anni scorsi- ad Anghiari nel primo fine settimana di settembre, con le anticipazioni pubblicate sul nuovo sito della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (www.lua.it ), e le news-letter inviate agli amici della LUA, unitamente alla presenza  di notizie sul Festival nei Media nazionali ( Il quotidiano La Repubblica l’ha indicato fra i 100 Festival di rilievo per il 2018 a livello nazionale) e locali, oltre al consueto passa-parola fra gli amici della LUA, hanno certamente contribuito al successo dell’evento.


L’avvio del Festival ha visto i saluti del Sindaco di Anghiari Alessandro Polcri, alcune considerazioni in tema della Presidente della LUA Stefania Bolletti e l’introduzione ai lavori del fondatore Duccio Demetrio.



“Se qualcuno mi chiede cos’è il tempo lo so, ma se mi si chiede di spiegare il tempo, non lo so.” Così Salvatore Natoli, filosofo e ordinario di Filosofia teoretica all’Università Bicocca di Milano, ha avviato gli approfondimenti tematici, citando Agostino nelle Confessioni, con la sua Lectio Magistralis su ‘Tempo, filosofia e scrittura di sè’. Ha parlato di un tempo ‘anziano’, nell’ambito del quale il futuro nasce per morire, e rispetto al quale l’uomo ha bisogno di eternità per potersi sottrarre al tempo, facendo naufragio per uscire dal tempo che si consuma. Ed ancora, citando il fatto che noi siamo la nostra memoria, memoria fatta di dimenticanza; se non avessimo l’oblio non avremmo la memoria, e siamo quindi molto di più di quello che emerge alla memoria, siamo molto di più di ciò che emerge in noi. Poichè essere fatti di memoria -ha proseguito Natoli-, trama di memoria, vuol dire essere costruiti da ciò che è altro da noi; non basta perciò raccontarsi, ma occorre cercare e cercarsi. E l’autobiografia appare quindi una operazione non facile, poichè bisogna esaminare ciò che si è fatto, essere censori di se stessi; ma anche condannarsi non è detto sia una soluzione, poichè è possibile farlo per sentirsi giustificati.  Confessarsi è quindi una modalità possibile per esaminarsi, ci si può infatti confessare a se stessi, ma ci si può altresì confessare ad un altro; e la confessione può essere espressa nella scrittura, perchè gli altri possano vedere come io ho fatto, come esempio per indicare una strada o sapere come gli altri possono accogliere quanto scrivo. Queste alcune delle riflessioni offerte ad un teatro stracolmo di persone in attento ascolto. Fino a giungere alla conclusione relativa alla domanda: “Come superare la delusione del tempo?” Salvandolo nell’infinito -ci dice Natoli- ma anche sapendo che si può essere sempre felici se ad ogni momento si ha la capacità di cogliere tutta la gioia possibile; è così che momento dopo momento, si finisce con l’essere felici. E’ per questo che il segreto sta nel fatto che più sa di se stessi e più si avrà la capacità di afferrare il mondo. 


Il tentativo di sintesi parziale di un contributo così denso, illuminante e approfondito, quale quello offerto da Salvatore Natoli, non è certamente all’altezza del compito e riprende solo alcuni degli aspetti che più hanno risuonato in me, ma è motivato dal tentativo di trasmettere anche alle persone non fisicamente presenti il motivo del suo essere stato accolto, al termine dell’intervento, da un interminabile e convinto applauso corale.



Un analogo applauso ha accompagnato le due esibizioni di Emanuele Ferrari, pianista e ricercatore di musicologia: un musicista-docente dotato di una rara presenza scenica, che ha alternato magistrali esecuzioni di brani classici con esemplificazioni verbali su come fosse possibile ascoltarli comprendendone sfumature e significati diversi, segmentandone l’esecuzione e intonando arie capaci di illustrare le diverse sonorità;  accompagnando quindi il pubblico fra le sue lucide dissertazioni, alternando immersioni emotivamente coinvolgenti al pianoforte con domande non retoriche rivolte ad un pubblico particolarmente attento.




I due contributi citati sarebbero bastati, da soli, a giustificare il viaggio fino ad Anghiari dalle diverse parti d’Italia, sicuramente il mio da Genova. Ma il loro concentrarsi nel pomeriggio-sera del venerdì, unitamente ad approfondimenti poetici molto significativi ed alla presentazione del nuovo circolo LUA di scrittura autobiografica in cammino ‘D.H.Thoreau’, ha contribuito al diffondersi fra i presenti nel teatro esaurito, di una soddisfazione palpabile carica di ulteriori aspettative.





Il tempo non molto clemente che minacciava pioggia per la giornata successiva, ha costretto ad alcuni aggiustamenti logistici pur consentendo la realizzazione di qualche attività all’aperto. La mattinata del sabato, svoltasi in teatro come il pomeriggio precedente, ha consentito l’approfondimento della variabile tempo in connessione alla letteratura (P. Di Paolo), all’inconscio (N. Terminio), alle immagini di sè (S. Ferrari), alla scrittura (C. Schammah) e alla lettura (F. Scrivano), così come nel primo pomeriggio altri esperti e docenti universitari, in gran parte colleghi membri del Consiglio Scientifico del Centro Nazionale di Ricerche e Studi Autobiografici, sono state esplorate le tematiche relative alle generazioni (P. Jedlowski), alla lentezza (G. Nuvolati), alla natura (G. Accinelli) ed alle infanzie (G. Bandini), in connessione con il fattore tempo.




Se poi nella sosta pranzo diverse decine di partecipanti hanno potuto realizzare i previsti Laboratori di scrittura in cammino per le strade di Anghiari, con l’esplorazione dello scrivere autobiografico, dell’apparire del desiderio, delle prime parole, della trama e dell’epilogo ed oltre, potendo contare ancora sull’assenza di pioggia, nel pomeriggio inoltrato le nove diverse presentazioni di decine di volumi, progetti e ricerche ‘Ai tavolini dei caffè’ di Anghiari, sono state tutte realizzate usufruendo degli spazi al coperto causa una pioggia a tratti battente.


Dall’infanzia alle autobiografie di cura, dai giovanissimi scrittori al tempo delle comunità, dalla saggistica autobiografica alle letture al leggio, per non citarne che alcune, tutti i partecipanti hanno avuto modo di scegliere fra le aree di approfondimento quella più gradita.



Certo, avendo io cooordinato la presentazione della sessione ‘Da un tempo all’altro: generazioni’, mi concedo in questo spazio una citazione autobiografica relativa alla presentazione dei lavori.




“Ci dice Eugenio Borgna, che premiamo quest’anno con il Premio Città dell’Autobiografia, relativamente al suo testo ‘Il tempo e la vita’ del 2015: ‘La realizzazione più profonda di una vita che non sia chiusa dentro ai muri dell’egoità, per non dire dell’egoismo, si può ottenere soltanto se partiamo dalla coscienza che noi siamo anche ciò che diamo agli altri, che realizziamo fino in fondo le nostre aspirazioni solo quando siamo in relazione con gli altri.’ Se vivere e scrivere il tempo è l’argomento generale di questa edizione odierna del Festival, il significato di questa sessione dedicata alle generazioni che si confrontano, si intrecciano, ma anche si ascoltano, è proprio l’avvio di questo essere non da soli, ma in relazione con gli altri. E non è un mistero che questa disponibilità all’ascolto degli altri parta proprio alla capacità di ascoltarsi e di valorizzazione autobiografica; e, ancora, che dalla capacità di ascolto e di memoria  che riguarda in primo luogo i propri genitori ed i propri figli si concretizzi una valorizzazione biografica che si può facilmente estendere a persone che sentiamo vicine così come ai loro genitori e figli.” E proprio queste tematiche sono state affrontate nel confronto allargato che ha coinvolto i cinque autori (D. Alfonso, A. Macario, S. Di Paolo, M. Moreschini, G. Diquattro) che hanno presentato altrettanti volumi pubblicati fra il 2017 ed il 2018.



Se la serata di sabato 1 settembre ha visto una significativa rappresentazione teatrale dal titolo ‘MemoriaControErosione. Il cibo nella valigia’ di Andrea Merendelli ed Effetto K, la mattina conclusiva di domenica 2 settembre ha racchiuso in un tempo contenuto, oltre ad alcune presentazioni sul tempo nei romanzi autobiografici, sia la presentazione dei lavori del Premio Città dell’Autobiografia-Sezione Studi e Ricerche (con la premiazione della tesi magistrale in area etno-antropologica di Ilaria Bracaglia su ‘Genua ist uberall. Un viaggio tra i paesaggi del G8 di Genova’, che ho particolarmente apprezzato), sia le successive premiazioni finali. Eugenio Borgna, fra i più eminenti psichiatri italiani, che per motivi di salute non ha potuto essere presente, ha ricevuto il Premio Città dell’Autobiografia 2018, inviando un toccante saluto presentato e letto da Duccio Demetrio; successivamente ad Antonio Prete -poeta e maggior esperto dell’opera di Leopardi in Italia- è stato conferito il Premio per la saggistica letteraria.





Un Festival, in conclusione, che difficilmente sarà dimenticato e che ha riproposto a tutti -per citare il fondatore della LUA, Duccio Demetrio- “la complessità del tempo, dinanzi alla opacità dei giorni incogniti; delle parole perdute per sempre e perciò da reinventare, dei confini soggettivi inviolabili dalla stessa scrittura, (che rappresenta) la sfida che essa ci propone.” Con l’ulteriore sfida per un Festival 2019 ancor più memorabile.






mercoledì 29 agosto 2018

MARZIO MACARIO. UN DECENNIO ROSSO FUOCO

MARZIO MACARIO. UN DECENNIO ROSSO FUOCO

(Youcanprint, 2018)

A cura di Andrea Macario e Giorgio Macario



PREFAZIONE (Andrea Macario)

Un decennio rosso fuoco, un periodo campale per una persona e per il Paese stesso. È questo ciò che il libro racconta: il coincidere della crescita di Marzio Macario, mio nonno, con la crescita dell’Italia, il maturare di un ragazzo con la maturazione della repubblica antifascista.
Un racconto breve, senza la pretesa di raccontare tutto né della persona che era mio nonno, né del paese che divenne la nostra Italia. Ma che cerca di tracciare dei segni di memoria personale che vadano ad arricchire la memoria collettiva che noi oggi possiamo avere di quegli anni. Una storia per tanti versi non convenzionale, che mostra con forza le contraddizioni e i principi di quegli anni.
Cercare quindi di trovare somiglianze tra la mia adolescenza, passata con i primi anni del nuovo milennio e quella di mio nonno, sembra un parallelismo complesso e forse inutile: i nostri anni di pace, i loro di guerra, una delle generazioni che più ha inciso sulla crescita di questa nazione a confronto con una generazione schiacciata, spesso definita inerme e senza capacità di reagire. I loro anni ricordati per la speranza, i nostri per la paura dopo il 2001.
Ma cercando di capire se ci sia comunque un filo rosso che possa legare tre generazioni della mia famiglia, mi è tornata in mente una canzone di un gruppo musicale della mia generazione, I Tre Allegri Ragazzi Morti. “Ogni adolescenza coincide con la guerra, che sia vinta, che sia persa” così cantavano proprio in quel 2001 che ha segnato la mia adolescenza e quella della mia generazione e forse la nostra generazione la sua guerra l’ha persa, schiacciata dall’orrore oltreoceano delle torri infrante, calpestata nelle pagine odiose che Genova ha subito durante il G8, ma è pur sempre stata la nostra guerra, il caos e lo spaesamento con il quale ci siamo dovuti misurare.
Allora, probabilmente, il filo rosso che unisce ogni adolescenza deve essere in quello stato di confusione, di caos interiore attraverso il quale tutto ciò che accade nel mondo ti segna e, trascinati dagli eventi, si prendono decisioni fondamentali per la propria vita e per quelle degli altri, senza veramente rendersi conto delle conseguenze.
In questo probabilmente ogni adolescenza è uguale, lo stesso caos, la stessa spensieratezza, le stesse decisioni importanti e, come famiglia, posso dire con un certo orgoglio, gli stessi principi. Perchè che fossero gli anni della liberazione di mio nonno, gli anni della contestazione degli anni 70 di mio papà o il mio impegno nei movimenti e nell’associazionismo antimafia, abbiamo sempre scelto, più o meno consapevolmente, di impegnarci per i principi che in questa famiglia sono sempre stati tramandati.
Questo libro racconta la storia di mio nonno, così come è stata raccolta da mio padre e raccontata a me e ad i miei cugini, un filo rosso che passa quindi anche da queste pagine, ma che non si ferma ad esse. Un filo rosso fatto di testimonianza spesso anche silenziosa, dei valori e dei principi che sono sempre rimasti nella nostra famiglia.



INTRODUZIONE (Giorgio Macario) 

Il decennio a cui si fa riferimento è quello compreso fra il 1940 ed il 1950, quando la vita di mio padre passa dai 13 anni di un preadolescente ai 23 anni di un uomo che si sposa e che si appresta a mantenere una famiglia che diventerà piuttosto numerosa.
Un percorso di vita, quello di Marzio, che attraversa l’adolescenza nel tentativo di cercare una propria strada, immaginandosi –ed a volte facendo- cose eroiche, e vivendo al contempo tutte le contraddizioni che possono animare l’esistenza di ciascuno. Si tratta della narrazione di ricordi emersi durante le interviste realizzate a oltre cinquant'anni di distanza. Ricostruzione di una vita da protagonista nonostante le origini modeste, i ruoli non sempre centrali, gli incarichi di un certo rilievo, le contraddizioni e le debolezze profondamente umane, gli slanci altruistici e solidali.
Il racconto di un decennio è un compito impegnativo. Ma la leggerezza che traspare dalla storia consiste nel non avere alcuna pretesa di esaustività, nel partire da un singolo sguardo visuale, da un vissuto personale che vive profondamente le contraddizioni del decennio in questione. Un decennio ricco di vicende storiche:
l’Italia che entra in guerra, la caduta del fascismo, la Resistenza e la Liberazione, la Resistenza  tradita, la ricostruzione e la nuova quotidianità raggiunta.
Il mio intervento si è concentrato nel ricostruire, connettere e collegare i vari passaggi, cercando di fornire quegli elementi comparativi che intendono rendere più efficaci, comprensibili e vivi i concetti e le considerazioni espresse.
La parola è comunque quella di Marzio che accenna brevemente nel primo capitolo alla figura di suo nonno Gin di Munti e, soprattutto, di suo padre Pippo. E prosegue nei capitoli successivi, attraversando la storia del decennio che l’ha visto crescere e maturare.
Si tratta quindi di uno sguardo parziale ma onesto che esplora una vita vissuta intensamente.
Una vita, quella di mio padre, che qui è rappresentata solo in parte.
Tutto il resto rivive costantemente nei miei ricordi, in quelli di Ida, Franca, Sergio e Bruno e, più in generale, di tutti quelli che hanno avuto modo di conoscerlo.

sabato 21 luglio 2018

DON GALLO VIVE. CHE VIVA DON GALLO

MUSICA (E NON SOLO) IL 18 LUGLIO 2018 

AL PALACEP DI GENOVA-PRA'


DON GALLO VIVE. CHE VIVA DON GALLO.



Questo il leit-motiv che ha accompagnato il 90° compleanno del Gallo.



Quello stesso Don Andrea Gallo che cinque anni fa è stato accompagnato nella 'sua' Genova da un popolo variegato e multiforme di suoi estimatori e 'compagni di strada', migliaia e migliaia di persone che ne hanno apprezzato nel tempo la schiettezza, la sincerità e la mancanza di ipocresia verso gli accadimenti del mondo; irriducibile nei suoi convincimenti, specialmente verso il mondo dei fedeli da cui pure proveniva.



Quello stesso Don Andrea Gallo che quasi 50 anni fa, nel 1970 fondò la sua principale creatura, la Comunità di San Benedetto al Porto, dopo essere stato allontanato, per ordine del cardinal Siri,  dalla chiesa del Carmine e dalla comunità che lì aveva animato, costituita da credenti e non credenti.


Quello stesso Don Andrea Gallo che, usando quelle stesse parole con cui viene ricordato dai suoi 'ragazzi',  da quel momento dedicò interamente la propria vita a "vivere a tempo pieno “con” gli ultimi, i poveri , gli emarginati, per sviluppare un metodo educativo che ritroveremo simile alla esperienza di Don Milani, lontano da ogni forma di coercizione."



Per questo alcune centinaia di persone anche stasera si sono recate in questo angolo di periferia genovese, illuminato dalla dedizione di alcuni suoi estimatori (l'ex-farmacista Carlo Besana su tutti, instancabile animatore della comunità locale), per ricordare l'impegno costante del Gallo per una vita degna di essere vissuta da assicurare a ciascun essere umano, primi fra tutti agli 'ultimi', divenuti nel tempo suoi costanti compagni di strada.



Nessuna celebrazione del passato -da cui il Don si sarebbe certamente sottratto- ma un'attenzione costantemente proiettata sul presente per la costruzione di un futuro migliore.
Decine di musicisti, artisti e intrattenitori, provenienti dalla Liguria e non solo, che l'hanno conosciuto ed apprezzato, fino a decidere di portare qui la propria musica e la propria arte per una serata gratuita, aperta a tutti, ma il cui ricavato, che viene raccolto in un grande cuore rosso posto al lato del palco, sarà interamente devoluto alla 'sua' Comunità.
Alcuni dei brani sono stati appositamente scritti e interpretati con lui, altri in suo ricordo, altri ancora vengono eseguiti in suo onore.



Ad un certo punto, a sottolineare la grande vena ironica che il Gallo avrebbe sicuramente apprezzato,  viene intonato un motivo popolare francese, 'Il gallo è morto', reso celebre in particolare dall'interpretazione dei Gufi: la canzone, già di per sè 'interculturale' per i passaggi maccheronici in svariate lingue, viene tradotta anche in genovese, a rimarcare un ricordo non formale e non consueto, che fa apprezzare ancor più le parole con cui il brano viene portato a conclusione: Don Gallo vive! Che viva Don Gallo!

mercoledì 11 luglio 2018

IDONEITA' COME FORMATORE-SUPERVISORE

LUGLIO 2018 

INSERIMENTO FRA I PROFESSIONISTI IDONEI ALLO SVOLGIMENTO DI
 ATTIVITA' DI FORMAZIONE IN SUPERVISIONE PER EQUIPE PROFESSIONALI AFFERENTI AI SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE DI GENOVA



L'idoneità ottenuta in questi giorni all'esito della procedura promossa dal Comune di Genova per preselezionare formatori-supervisori, in modo propedeutico alla realizzazione di interventi per le equipe professionali afferenti ai servizi sociali, rappresenta un riconoscimento niente affatto scontato nella mia città di nascita e di formazione, che fa seguito ad alcuni decenni di attività formative realizzate prevalentemente in ambito nazionale e in diverse città italiane del nord, del centro e del sud Italia.

La mia proposta di candidatura si è orientata in particolare verso una supervisione relativa agli aspetti relazionali-emotivi, ma anche verso una supervisione attenta al supporto di singoli e gruppi di lavoro-equipe con metodi, tecniche e strumenti innovativi riconducibili alla formazione permanente. Con uno sguardo particolarmente attento agli apporti riflessivi e all'utilizzo del metodo autobiografico, per coniugare al meglio empowerment e atteggiamenti resilienti.

Un punto di partenza che confido possa concretizzarsi in interventi utili a contribuire al miglioramento della qualità del lavoro in ambito sociale, sottoposto, particolarmente in questi ultimi anni, ad appesantimenti e problematicità multiple.




CONDUZIONE DI GRUPPO IN AMBITO AUTOBIOGRAFICO – V EDIZIONE

                             


                            Apporti autobiografici e valorizzazione                        della narrazione di sé nei contesti di gruppo

                                      (Anghiari, 22-25 novembre 2018)


Nella formazione degli adulti è importante approfondire le specificità dei gruppi e della loro conduzione.
Affrontare questo tema in un contesto di formazione specializzata in metodologie autobiografiche e biografiche, quale è di fatto la LUA, è ormai un contributo che ha trovato un proprio spazio, con una proposta seminariale consolidata giunta ormai alla 5° edizione.

Infatti è proprio la fondamentale e necessaria attenzione e centratura sul singolo e sul suo percorso, metodologicamente corretta, che può portare a sottovalutare la contemporanea presenza di situazioni di gruppo, scotomizzando le specificità connesse.
Non si tratterà tanto di far riferimento a generiche ‘dinamiche di gruppo’ valide per qualsiasi situazione di gruppo in formazione, ma di approfondire il tema facendo riferimento a contesti ‘ad alta sensibilità autobiografica’ e trattando l’argomento con una impostazione pratico-teorica (meglio ancora, di ‘prassi-teoria-prassi’). Con teorizzazioni derivanti dalle prassi e orientamenti di tipo autoriflessivo e autobiografico.

La narrazione di sé entro contesti di gruppo presuppone, da parte del conduttore, una specifica attenzione alle caratteristiche individuali, interindividuali e gruppali.
Al fine di affinare tali capacità, l’ascolto, la lettura e la restituzione entro ambiti formativi autobiografici saranno sperimentate ed affinate mediante scritture individuali, proposte esercitative, simulazioni e riferimenti a metodologie attente ai contributi ‘esperti’ dei singoli orientati verso l’autoformazione (fra queste una metodologia innovativa denominata ‘Birds Of Feather’, ed adattata al contesto autobiografico).

A chi è rivolto.
Questo seminario di pratiche autobiografiche è rivolto in particolare a coloro che sono interessati ad approfondire la tematica dei gruppi nella conduzione di laboratori autobiografici. E’ altresì aperto a formatori con conoscenze di base già acquisite in ambito autobiografico e interessati alla sensibilizzazione autobiografica di contesti formativi diversificati. La sua specificità risiede proprio nell’incontro fra persone interessate al tema proposto ed al taglio interdisciplinare che lo contraddistingue, con diverse formazioni maturate sia in ambito LUA che all’esterno.
Chi conduce il seminario.
Giorgio Macario è formatore, psicologo e psico-sociologo.
Collabora con la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari fin dalla fondazione nel 1998, è membro della Direzione Scientifica, del Consiglio Scientifico del Centro Studi e Ricerche e del Consiglio Direttivo. Fin dagli anni ’80 e ’90 ha collaborato con Duccio Demetrio presso l’Università Bicocca di Milano e in altri contesti nazionali.
La sua formazione interdisciplinare in ambito pedagogico, psicologico e sociale lo ha portato ha interconnettere fra loro competenze formative, conoscenze specializzate sulla tematica dei gruppi e percorsi di approfondimento in ambito autobiografico.
Collabora dal 2002 a tutt’oggi con l’Università di Genova dove ha insegnato, fra l’altro, Educazione degli adulti.
Già consulente dell’Istituto degli Innocenti di Firenze dal 1990, è stato responsabile della formazione nazionale per l’infanzia e l’adolescenza prima e responsabile scientifico e formativo della formazione nazionale per le adozioni internazionali dal 2000 al 2016.
Fra le principali pubblicazioni, oltre a circa 50 articoli in riviste nazionali ed internazionali, ha curato 8 volumi per la formazione nazionale nelle adozioni internazionali, 3 volumi per la formazione nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, oltre a numerosi altri (per Regione Toscana, Regione Basilicata, CNCM, ecc.), ed ha pubblicato i seguenti volumi: Marzio Macario. Un decennio rosso fuoco (2018 -con A. Macario, in corso di stampa); Conversazioni con Lele (2013); Dove va la scrittura (2012 -con A. Ascari e C. Benelli); L’arte di formarsi (2008); Dall’istituto alla casa (2008); L’arte di educarsi (1999/rist. 2000).
 TEMPI
Da giovedì alle ore 15 a domenica alle ore 13
NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI      20 max
SEDE  Anghiari (AR)

ISCRIZIONE      fino ad esaurimento posti
COSTO : Per l'iscrizione al seminario Euro 200,00 (Diplomati ed Esperti LUA: 160,00 Euro; Studenti universitari non lavoratori: 130,00 Euro)
Per la partecipazione ai seminari è obbligatorio il versamento della quota associativa annuale di Euro 25.
L’iscrizione va regolarizzata tramite bonifico bancario intestato alla  Libera Università dell’Autobiografia sul c/c 5108 della Banca di Anghiari e Stia Credito Cooperativo ABI 8345  CAB 71310  CIN S
IBAN   IT28S08345 71310 000000005108  e inviando alla segreteria la ricevuta d’accredito.
PER INFORMAZIONI  Renato Li Vigni Piazza del Popolo, 5     52031 Anghiari (AR)
Tel/fax  0575 788847
E-mail:  segreteria@lua.it

Sito LUA: http://lua.it/eventi/conduzione-di-gruppo-in-ambito-autobiografico-5-ed/