domenica 11 febbraio 2018

MEMORIE PARTIGIANE - Guerra di Liberazione

MEMORIE PARTIGIANE

(In 'Guerra di Liberazione', Edito a cura del Ministero dell'Italia occupata - gennaio 1945)


di Marra

"Le avventure che ci han fatto strabiliare sulle pagine del Salgari, gli eroismi che ci han commosso bambini sul libro Cuore, il coraggio e l'umanità degli eroi che abbiamo trovato a scuola nei versi dei poeti son diventate cose vere in Italia. Son diventate vere per mille e mille partigiani, uomini e donne come noi, i nostri amici, i nostri fratelli che sono andati a fare il proprio dovere là nelle Brigate dove fare il proprio dovere vuol dire fare l'eroe. Diventa una necessità, se no ti accoppano i nemici, ti schianta il freddo; se no torni verso la morte con il peso del disprezzo di quelli che sanno tener duro.
Propaganda? Ci sono sui monti, centomila uomini, trovan le scarpe senza Ministeri, trovan le armi senza 'lanci' dal cielo, trovano il rancio senza intendenza. Ci sono centomila combattenti che cercano il nemico e l'ammazzano, battono le strade e distruggono i camion, pattugliano le ferrovie per buttare all'aria i treni. E ci sono state per 16 mesi divisioni e brigate, tedesche e fasciste, e non li hanno dispersi.
Sono fatti. Se non ci fossero gli eroi, e se questi eroi non fossero legati a milioni di uomini e di donne italiani, non ci sarebbero questi fatti, sarebbe vana la propaganda.

A Novara col treno

Un giorno un distaccamento garibaldino fu mandato in treno a Novara. Succedono strane cose in Valsesia. Può capitare che un treno venga preso dai partigiani e che torni indietro senza rispettare l'orario. Il Servizio di Polizia e Informazioni sa che si può passare, polizia garibaldina si intende, che quella fascista è trincerata nei presidi e di cose ne sa un po' meno. Il distaccamento sale in treno e parte, verso l'alba, verso la città. Ad ogni stazione fermata regolare, scende un uomo per la guardia al telegrafo. Il treno riparte; una, due, cinque stazioni. Una stazione più grande, tanti binari, è Novara. Lo strano treno che scende di notte dalla Valsesia è accolto dalla Milizia. Scambio di saluti e poi di colpi. Militi fatti fuori, un paio di prigionieri, un po' di bottino. Qualcuno taglia attraverso il piazzale e scende in città per la missione. I garibaldini non sono eccessivi in fatto di formalismo, non passano all'uscita a consegnare i biglietti. Poi, il treno riparte, si ferma a riprendere i partigiani che hanno fatto la guardia al telegrafo. Il distaccamento rientra. 
E i tedeschi? I tedeschi sospendono il traffico ferroviario della Valsesia. I partigiani saranno obbligati ad andare in automobile, a prendere altre macchine ai tedeschi e ai fascisti.

Un carico di 10 cannoni

Ceres è alle porte di Torino. C'è un centro sperimentale di artiglieria dove si fanno nuove impensate esperienze da qualche mese. I tedeschi tentano di lavorare,  i garibaldini provano a fregarli e ci riescono spesso. Dei fascisti che controllano ne sono già scomparsi parecchi, qualcuno l'hanno ritrovato e gli han fatto i funerali. Dei carabinieri di guardia si sa che sono andati a presentarsi al comando della II Divisione con le mitraglie e carichi di munizioni e adesso fan gli istruttori delle reclute partigiane. Li han sostituiti coi cecoslovacchi, ma han ritirato presto quello che ne restava, perché la Divisione Garibaldina ha avuto subito il suo distaccamento slavo.
Questa è l'ordinaria amministrazione a cui si accompagna il sabotaggio minuto, fatto dagli operai e dai soldati. 
Il colpo grosso è stato quando la Direzione di Artiglieria ha deciso di trasferire i cannoni da 100 a Torino. Più al sicuro. Dieci cannoni, affusti, carriaggi, munizioni, un treno in partenza. Ma il treno ad un certo punto ha fatto marcia indietro, ad un certo punto la scorta è stata garibaldina. E il giorno dopo, a Torino, un comunicato straordinario a stampa, della Delegazione Piemontese delle Brigate Garibaldi, annunciava che un treno con 10 cannoni era entrato nella zona libera. 
I tedeschi non avevano aspettato il comunicato, erano corsi coi carri armati all'inseguimento. Si sparò, ci fu combattimento. Trovarono due cannoni già pronti, ci rimisero un carro e ci privarono ancora dell'artiglieria. Ma quei dieci cannoni, che avevamo tenuto per un giorno, non sparano più nemmeno per il nemico, se non altro glieli abbiamo scassati per bene.

Si apre un carcere


Guardate sulla carta: Imperia è un porto tedesco, là in Liguria , dove gli alleati vanno a bombardare. E' naturale, c'è una base, un presidio, ci sono delle batterie. E c'è un carcere.
Ci sono voluti andare anche i garibaldini della Divisione 'Cascione'. Un distaccamento scelto, condotto alla partigiana dal Comandante stesso della Divisione. Sono entrati in città, sono andati al carcere, sono entrati, hanno aperto cella per cella. Hanno raccolto ottanta giovani: partigiani prigionieri, ragazzi che non avevano voluto andare con Graziani, ostaggi. Solo a una cella c'è stato da perdere qualche minuto. Si affaccia il Comandante: sono quattro ufficiali arrestati che chiedono se c'è la sicurezza di non essere sopraffatti al ritorno, se non c'è pericolo per le famiglie, se c'è un'automobile. Curto non è abituato a parlar troppo, 'Volete venire con noi?'. Quattro 'ma...', la porta sbatte, è già chiusa di nuovo.
Attraversano di nuovo la città, passano anche se son tanto più numerosi, arrivano anche se non c'è l'automobile.. Poi lassù gli ottanta che son tornati liberi si raccolgono. I garibaldini se ne vanno con gli ottanta. Votano un ordine del giorno, ringraziano i partigiani, chiedono di stare con loro. Un distaccamento nuovo si è costituito la 'Cascione' si è conquistata dei buoni combattenti, sente che c'è da vendicarsi, che ha da difendere la propria libertà.
A Imperia i fascisti tremano. Sono scappati là da tutti i paesotti della provincia; sono scappati quelli che han potuto, ché decine e decine di spie sono già state giudicate dal tribunale della Divisione. Ma ora tornano a tremare perché gli uomini della 'Cascione' sanno arrivare anche in città, li hanno visti. "

Testo nel riquadro: "E' essenziale che l'Italia rigenerata goda degli stessi diritti e responsabilità delle nazionai libere. Essa deve sedere da eguale tra gli Stati che determineranno il nuovo assetto del mondo.
Lavoratori e partigiani hanno creato una nuova Italia che deve essere trattata dall'Inghilterra, dagli Stati Uniti e dalla Russia come alleata.
'Manifesto' apparso in Inghilterra, con la firma di due rappresentanti della Camera dei Lords e di dodici deputati."

Didascalia della fotografia: "Patrioti in Popoli liberata." (@GM)

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