lunedì 7 aprile 2014

Il Racconto autobiografico di EUGENIO SCALFARI


L'AUTOBIOGRAFIA, LE BIOGRAFIE, L'ANALISI STORICO-POLITICA

Autobiografia e scrittura sono saldamente legate poiché scrivere è parte integrante della scrittura (graphein) della propria (autòs) vita (bìos).
Se ciò appare valido per chiunque, per alcuni lo è ancor di più. Uno di questi è sicuramente Eugenio Scalfari che nella chiusura del suo ‘Racconto autobiografico’ ci dice: “Dal canto mio la scrittura è al tempo stesso una mia vocazione e l’impossibilità di fare altrimenti.”, e prima ancora afferma: “La mia vera passione era quella di scrivere.“
Le 120 pagine del racconto di Scalfari, figura ormai indissolubilmente legata alla nascita ed al crescente successo del ‘suo’ quotidiano La Repubblica, esplorano tre aspetti fondamentali, immersi in un intreccio narrativo ad andamento sequenziale-fattuale ed al contempo introspettivo.
Il primo aspetto è prettamente autobiografico e prende avvio dai “ragguagli sugli antenati” (particolare e significativa ad un tempo la rievocazione del nonno paterno Eugenio, massone e socialista, che in occasione del 1° maggio guidava una marcia di tutta la famiglia e dei vicini attorno al loro palazzo al canto dell’Internazionale) per poi concentrarsi sulle donne della sua vita (le quattro donne che –ci dice parafrasando il Petrarca –“intorno al cor mi son venute” ed alle quali è stato dedicato sia il testo ‘L’uomo che non credeva in Dio’, sia le pagine di questo racconto: Simonetta la moglie, Enrica e Donata le figlie, Serena prima compagna e poi moglie) e sulla ricostruzione delle vicissitudini che lo hanno riguardato nell’infanzia, nell’adolescenza e nell’adultità (coinvolgendo il lettore sia in personalissimi timori, come la temuta separazione dei genitori, sia nel rievocare esperienze professionali particolari, come la direzione durata cinque mesi di una casa da gioco). L’emergere a più riprese di riferimenti alla propria vita privata caratterizza comunque tutto lo scritto, nella convinzione, dichiarata dall’autore, che “in una memoria autobiografica (…) non ci possa essere una rigida distinzione tra vita privata e vita professionale e pubblica poiché l’una si riflette inevitabilmente sull’altra e viceversa.”
Il secondo aspetto, più propriamente biografico, tratteggia singoli aspetti di alcune fra le figure più significative del ‘900: politici, dirigenti di partito e intellettuali; figure istituzionali di primo piano e generali; economisti ed imprenditori; editori, colleghi direttori e giornalisti,  sono testimoni e protagonisti di incontri, confronti e scontri accesi con l’autore, che non disdegna mai ‘fatiche, lotte e rischi.’
Il terzo aspetto è di natura politico-sociale. Nonostante, infatti, la storia dell’Italia rimanga sullo sfondo,  sono molti i passaggi cruciali della democrazia italiana che vedono Eugenio Scalfari come attivo testimone degli eventi che si succedono. Uno su tutti  il ‘Piano Solo’ del 1964 che ha come principale protagonista il generale De Lorenzo, tirato in ballo dall’Espresso tre anni più tardi con una specifica inchiesta. Lo stesso De Lorenzo si trasforma in accusatore sporgendo querela per diffamazione ed il Tribunale,  pur prendendo atto di non aver potuto disporre della documentazione richiesta anche a seguito dei costanti omissis e del segreto di Stato invocato dal Presidente del Consiglio Aldo Moro, emette una condanna a 17 mesi di reclusione ed al pagamento delle spese processuali.

Alcuni anni fa, nel presentare uno dei più autobiografici fra i suoi testi (‘L’uomo che non credeva in Dio’ del 2009) riportavo un’affermazione dello stesso Scalfari che diceva: “Se fosse possibile raccontare la propria morte e di lì procedere a ritroso narrando la propria vita, allora si che l’autobiografia diventerebbe un genere letterario maggiore. Ma purtroppo non si può.”

Certo l’affermazione potrebbe essere riproposta. Ma è altrettanto vero che lo stretto intreccio fra scelte personali e ricadute pubbliche dei propri gesti, la leggerezza di un incedere narrativo che procede per ‘racconti’ più che per ‘asserzioni’ e la testimonianza di vita che non trascura le vicende familiari pur in presenza di imponenti trascorsi professionali, collocano già il ‘racconto’ di Eugenio Scalfari al centro di uno scaffale autobiografico indispensabile per far tesoro del nostro passato e consentirci di costruire un futuro degno di essere vissuto. 

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